In montagna con tutta la famiglia

Estate al fresco in montagna, tra passeggiate ed escursioni… ma come comportarsi con i più piccoli? Di seguito i consigli della Pediatra per trascorrere delle serene vacanze in montagna con la famiglia

In montagna con tutta la famigliaIn montagna con tutta la famiglia

A ciascuna età la sua altitudine

  • Per i neonati e i bambini fino ai 2 anni di età, purché in buona salute, nessun problema per quote fino a 1500-2000 metri di altezza anche per periodi di tempo medio lunghi; per altezze maggiori sono necessari alcuni giorni per l’acclimatazione.
  • È consigliabile evitare salite sopra i 2500 metri per i bimbi nati prematuri o nel primo anno di vita o che soffrono o abbiano sofferto di patologie respiratorie o cardiovascolari. Sotto l’anno di vita è consigliabile comunque non superare i 1200-1600 metri di altitudine.
  • Il bambino più grande dai 2 ai 5 anni può salire fino a 2500 - 3000 metri. A queste età, in particolare al di sotto dei 3 anni, i bambini non descrivono i sintomi, quindi è doveroso usare cautela, sempre garantendo una salita lenta e graduale per favorire l’acclimatazione ed evitare il “mal di montagna”. Se i bambini sono affetti da malattia respiratoria, anche banale, è meglio evitare le salite in quota.

Pertanto, quando si decide di programmare un soggiorno in montagna con dei bambini, sarebbe auspicabile una permanenza di almeno una settimana per non sottoporre l'organismo a un eccessivo carico di stress dovuto al doversi abituare a nuove altitudini di continuo.
In aggiunta, qualunque sia l’età del bambino occorre sapere che la velocità di salita o di discesa e quindi le brusche variazioni di quota possono favorire problemi di riequilibrio della pressione fra orecchio medio ed esterno, con conseguente dolore e trauma al timpano.
Per i più piccoli, succhiare il ciuccio o un biberon con del latte aiuta a proteggere l'orecchio dai fastidi causati dal cambio di altitudine.

Si consiglia inoltre, di non far prendere la seggiovia ai bambini di età inferiore ai 3 anni in quanto l’aumento improvviso di altitudine potrebbe tappare l'orecchio provocando un danno del timpano.

Che cos’è il “mal di montagna”?

Rappresenta la patologia acuta più frequente cui sono sottoposti i bambini durante le vacanze in montagna, causata dal mancato adattamento dell'organismo alle grandi altitudini e che si manifesta se si raggiungono in breve tempo quote superiori ai 2.500 metri. Questo perché alle alte altitudini, la presenza di una più bassa pressione atmosferica determina una ridotta presenza di ossigeno nell'organismo e quindi una minor quantità che arriva ai tessuti. Generalmente il mal di montagna è caratterizzato da disturbi poco specifici (condizioni generali abbattute, irritabilità, diminuzione dell’appetito, nausea, vomito, disturbi del sonno), ma a volte può accompagnarsi a sintomi più gravi.

I fattori di rischio

La conoscenza sugli eventuali fattori di rischio predisponenti è limitata , ma i più conosciuti sono

  • la rapida ascesa;
  • l’altitudine troppo elevata;
  • la stanchezza;
  • il freddo;
  • pregresse infezioni a carico dell’apparato respiratorio;
  • alcune anomalie polmonari e cardiache congenite o acquisite;
  • la suscettibilità individuale.

Al di sotto dei tre anni possono manifestarsi alterazioni dell’appetito, del sonno, dell’attività e dello stato d’animo del bambino. Tali sintomi compaiono, in genere, 4-12 ore dall’inizio del soggiorno in quota.
È possibile prevenire queste manifestazioni raggiungendo gradualmente quote particolarmente elevate per dare tempo all’acclimatazione, magari fermandosi di tanto in tanto se si procede in macchina. In generale si raccomanda un periodo di un giorno ogni 1000 metri mentre per quote al di sopra dei 2500 metri, di un giorno ogni 300 metri di altezza.
Non è invece indicata una profilassi farmacologica per favorire l’acclimatazione.

È importante ricordare che…

I bambini rispetto agli adulti possono essere più suscettibili sia al freddo che al fattore sole e disperdono più calore degli adulti, in particolare testa e collo.

Ipotermia

Per ridurre il rischio di ipotermia è fondamentale indossare indumenti adatti, onde evitare congelamenti delle estremità (testa, mani, piedi). Attenzione a zainetti, marsupi e fasce porta bimbi: evitate il loro utilizzo durante il freddo per un maggior rischio di alterazioni della circolazione sanguigna negli arti inferiori, in quantoi piccoli sono fermi e quindi occorre che vengano coperti adeguatamente.

Colpi di calore e scottature

Per evitare invece colpi di calore e scottature si consiglia l’utilizzo di creme solari ad alta protezione, cappelli e occhiali da sole idonei. La crema solare deve essere applicata ogni due ore, specialmente quando la sudorazione aumenta.
Non bisogna dimenticare che in montagna è spesso presente il vento e durante la giornata si verificano escursioni termiche importanti, quindi attenzione al bagno in piscina o alla pioggia improvvisa: occorre asciugarlo subito e fargli indossare vestiti asciutti.
Inoltre, durante le escursioni bisogna garantire ai bambini un’adeguata idratazione, per cui bisogna proporre spesso di bere acqua per evitare che si disidratino.
Per i bambini affetti da patologie croniche, in particolare da malattie cardiache o polmonari croniche occorre consultare preventivamente il proprio Pediatra prima di partire in alta quota.

Cosa fare in caso di puntura di insetti e zecche?

In montagna è possibile che i vostri bambini vengano punti da insetti e zecche.

  • Imenotteri (vespe ed api): nella maggior parte dei casi , la loro puntura provoca reazioni lievi localmente che non richiedono alcun trattamento farmacologico se non applicazione di ghiaccio o acqua fredda, per attenuare i sintomi e bloccare la diffusione del veleno; in chi è molto sensibile o allergico la puntura dell’insetto può dare reazioni più gravi fino allo shock anafilattico e quindi è bene una valutazione clinica per stabilire un adeguato trattamento;
  • Zecche: le zecche, invece, sono nemici più insidiosi perché spesso, in zone dove sono molto diffuse, possono causare alcune patologie che bisogna riconoscere e trattare tempestivamente. Dopo una gita o un’escursione si consiglia di effettuare un’attenta osservazione ed una precoce rimozione di eventuali zecche con un kit adatto e secondo una determinata procedura. Se non siete in grado di farlo meglio rivolgersi a chi è più competente (medico o personale di Pronto Soccorso) per non peggiorare la situazione.

In entrambi i casi è raccomandabile coprire alcune parti esposte del corpo con cappelli, pantaloni lunghi, camicie a maniche lunghe, non indossare sandali, ma calzature idonee che coprano i piedi. Scarpe idonee sono necessarie anche per prevenire morsi di rettili. Gli indumenti scuri o con disegni floreali attraggono gli insetti e gli abiti chiari consentono meglio la precoce identificazione delle zecche. L’efficacia di repellenti e insetticidi è invece ancora in discussione, dato il rischiodi un possibile effetto tossico sulla pelle e un maggior rischio di inalazione.

Alcuni ulteriori consigli

  • In montagna è più facile che i piccoli si procurino delle ferite/traumi e delle escoriazioni. È sempre bene portare con voi un piccolo kit di pronto soccorso con ghiaccio secco, disinfettanti, cerotti, garze e bende che possono esservi di aiuto per la gestione di piccoli accidenti. In caso di ferita si raccomanda di lavarla con acqua fresca e sapone, poi medicarla con disinfettanti, evitando che la ferita venga a contatto con terriccio o altri inquinanti. Si consiglia riposo e ghiaccio locale per traumi contusivi.
  • Attenzione inoltre a bacche, funghi e frutti che possono attrarre l’interesse dei vostri bambini perché molto colorati e dalle forme bizzarre, ma sono tutt’altro che commestibili!
  • Bruschi cali termici associati a temporali e condizioni di instabilità meterologica possono inoltre causa riacutizzazione delle infezioni respiratorie (farinigiti, bronchini, raffreddori).

Si raccomanda di seguire le indicazioni utili nella stagione fredda e, se necessario, consultare il pediatra piuttosto che sottovalutare i sintomi del bambino.